venerdì 11 marzo 2011

LE CENERI

  
Nel pomeriggio di Mercoledì 9 marzo, Benedetto XVI e ha imposto le Ceneri. Nell’omelia il Papa è tornato sui tre pilastri della Quaresima: elemosina, preghiera e digiuno, che sono l «tracciato della pedagogia divina».
La Quaresima deve servire per «convertire il nostro cuore verso gli orizzonti della Grazia», trasformando l’apparente tristezza delle rinunce in gioia. La Quaresima è l’itinerario verso la Pasqua del Signore».
Conclude il Santo Padre «un itinerario spirituale che riguarda in profondità gli atteggiamenti della coscienza e suppone un sincero proposito di ravvedimento».

giovedì 24 febbraio 2011

TRADIZIONE E SOCIETA': DE MAISTRE

TRADIZIONE E SOCIETA': DE MAISTRE: "Segnalo questo interessante articolo di Massimo Intovigne La Restaurazione secondo De Maistre Massimo Introvigne (Avvenire, 24.2.2011)..."

DE MAISTRE

Segnalo questo interessante articolo di  Massimo Intovigne
La Restaurazione secondo De Maistre
Massimo Introvigne (Avvenire, 24.2.2011)


L’importante volume di Marc Froidefont, Théologie de Joseph de Maistre, pubblicato nei prestigiosi Classiques Garnier (Parigi 2010), s’inserisce in un ritorno d’interesse per questo autore che ha ormai una dimensione internazionale. Diplomatico al servizio della monarchia sabauda e padre della scuola cattolica detta contro-rivoluzionaria, Joseph de Maistre (1753-1821) è stato studiato soprattutto dalla scienza politica.
Quanto ai cultori del suo pensiero religioso, si sono spesso interrogati sulla pluriennale appartenenza di questo cattolico fervente alla massoneria. Maistre condivide le condanne pontificie, ma le ritiene riferite alle massonerie che complottano contro il trono e l’altare, non alle logge cui appartiene, che semmai operano, sostiene, a favore della Chiesa e della monarchia. Alla massoneria illuminista Maistre pensa di opporre una massoneria “bianca” spiritualista, un tentativo che considera fallito dopo la Rivoluzione francese, abbandonando le logge. Oggi possiamo dire che queste idee di Maistre sulla massoneria erano sbagliate: il metodo massonico è intrinsecamente incompatibile con la fede cattolica. Ma lo possiamo dire sulla base di un Magistero più recente, che ha approfondito il metodo massonico, mentre Maistre aveva a sua disposizione solo sentenze di condanna chiare nel loro dispositivo, ma scarne nelle motivazioni.
Il libro di Froidefont smonta però un mito relativo al pensiero religioso di Maistre, di cui si afferma spesso che è debitore di alcune idee all’ambiente massonico e in particolare al mistico eterodosso Louis-Claude de Saint-Martin (1743-1803). Froidefont spiega che molti testi su Maistre vanno rivisti alla luce delle note di lettura del pensatore sabaudo e degli altri inediti, oggi in parte raccolti presso gli Archivi Dipartimentali della Savoia. Quste fonti dimostrano che molto di quanto è attribuito di solito all’influenza di Saint-Martin deriva da testi patristici e in particolare da Origene (185-254), che Maistre conosce piuttosto bene. Parecchie idee che oggi appaiono inusuali, inoltre, emergono come diffuse in un pensiero teologico oggi dimenticato, quello ortodosso e fedele a Roma del Settecento francese, normalmente conosciuto solo per i suoi autori giansenisti.
Per Froidefont la teologia della storia maistriana riposa su tre momenti. Il primo è quello della creazione dove Maistre, a torto accusato di pessimismo radicale e tra i pochi della sua epoca a leggere direttamente San Tommaso (1225-1274), in polemica con protestanti e giansenisti esalta la natura dell’uomo creato a immagine di Dio e dotato di ragione. Il secondo è quello della caduta, anzi delle tre cadute perché al peccato originale Maistre affianca il Diluvio Universale e la torre di Babele come momenti dove gli uomini, preda dell’orgoglio, perdono parti importanti dei doni e delle ricchezze divine che hanno fino ad allora conservato. Questo cammino di decadenza continua fino ai giorni nostri e diventa la Rivoluzione, un processo plurisecolare di negazione storica di Dio che non si riduce alla Rivoluzione francese. Ma nel frattempo la Redenzione ha offerto la possibilità di vivere in pienezza il terzo momento, il ritorno a Dio.
A un giudizio positivo sullo spirito che animava il Medioevo si accompagna una critica della sua decadenza, dell’assolutismo e dell’illuminismo. Tuttavia la Rivoluzione, che è anche un castigo di Dio, offre copiosamente la possibilità del pentimento e dell’espiazione, che Maistre legge secondo la “reversibilità” per cui le sofferenze dei giusti vanno misteriosamente a vantaggio dell’umanità intera: anch’essa una teoria, precisa Froidefont, che il pensatore sabaudo trae non dall’esoterismo, ma dalla teologia del suo tempo. Più la Rivoluzione è satanica, più la Contro-Rivoluzione ha l’occasione di essere “angelica e divina”.
Maistre attende dopo la fine del processo rivoluzionario (che non identifica con la restaurazione post-napoleonica, per lui appena una pallida ombra della vera Contro-Rivoluzione) un “grande avvenimento religioso”, un “intervento divino che favorisca il successo della religione cattolica”, concepito non in modo millenarista ma come aiuto speciale per il ritorno degli ortodossi e di molti protestanti a Roma. È il Papa, infatti, il centro delle meditazioni di Maistre, il cui trattato Du Pape del 1819 eserciterà un’importante influenza sul Concilio Ecumenico Vaticano I e sulla definizione dell’infallibilità.
La Contro-Rivoluzione non consiste però per Maistre solo nel seguire il Papa nei suoi insegnamenti più solenni, ma nel prenderlo come guida anche per i principi della vita sociale e politica e per il bene supremo delle nazioni. Sono affermazioni in qualche modo profetiche, perché scritte in un’epoca in cui un Magistero pontificio che sistematicamente insegni anche una dottrina sociale ancora non si è manifestato. Ma è in questa “resurrezione del trono pontificio” che Maistre vede, ultimamente, la speranza dell’Europa.

sabato 29 gennaio 2011

L’Uomo moderno smarrito


La vita di coppia non più vincoli di diritti e doveri, ma come lo strappa e vinci. Il tarlo relativista si evidenzia negli ultimi dati ISTAT, relativi alle famiglie italiane, freddamente indicano che è cresciuta sia l’età al primo matrimonio delle donne (30) che degli uomini (32), 4 anni in più dell’età media dei loro genitori. In crescita pure la quota di coloro che fallita un’esperienza matrimoniale ne fanno altre:12,2% (rispetto all’8,3% del 1995), mentre quella dei matrimoni religiosi è in diminuzione (67,6%, era l’80% nel 1995). Cresce la quota di coppie che non scelgono la comunione dei beni (56%) al momento del matrimonio (rispetto al 40,9% del 1995 Oggi anche in Italia, ci sono molte coppie sposate che si separano. Le separazioni legali nel 2004, ultimi dati Istat, sono state 83.179 (erano 52.3232 nel 1995), i divorzi 45.097 (27.038 nel 1995). L’età alla separazione per gli uomini è 43 anni, per le donne è 40 anni; l’età al divorzio è 45 anni per gli uomini e 41 per le donne. Il tasso di separazione è pari a 283 separazioni ogni 100.000 coniugati il numero medio di figli per donna, come rileva l’ISTAT, è 1,3 e da 20 anni l’Italia presenta valori non superiori a 1,4, ma il numero di figli desiderato è molto più alto: 2,1 . Le famiglie di uno o due componenti sono il 53,3% del totale (22.907.000) solo il 6,5% ne ha 5 o più. Crescono le persone sole (in dieci anni passano da 4 milioni 200 mila a 5 milioni 900 mila) e le coppie senza figli (da 4,5 milioni nel 1995-1996 a 5,1 milioni nel 2005-2006). Società debole con legami fluidi. Una società in definitiva, indifferente a fini ed obiettivi di lungo periodo, un magma confuso di emozioni e pulsioni individuali, una “poltiglia di massa”. Un’Italia disillusa, litigiosa, aggressiva, nessuna voglia o capacità di costruire un tessuto sociale positivo, con forme di aggregazione deboli e frammentate. Anche l’ultimo rapporto Censis sulle opinioni e lo stile di vita attuale, segnala le preoccupazioni per il futuro dei nostri connazionali. La vulgata laico-illuminista, scientificamente orientata ha prodotto vuoto esistenziale e coriandoli umani. Dopo anni di egualitarismo urlato, praticato, imposto il Censis ci dice che l’Italia è troppo “appiattita e priva del desiderio necessario per ripartire”. Una società segnata dal vuoto; Sempre il tarlo relativista è la causa di questo vuoto: mancano sia il desiderio che lo spirito attivo, necessari per credere nel futuro. Per potersi liberare del nichilismo sociale, afferma sempre il Censis, bisognerebbe tornare a guardare il futuro in modo più sereno e volitivo. Ma omette di dire che il futuro è, e non può essere altro, che passato , tradizione adattata alle contingenze del momento. Chi non ha passato non ha futuro chi vive solo il presente muore non progetta il futuro. Il lavoro a prescindere. Come ricordano P.Berger e T.Luckmann è l’assenza di un’identità collettiva, di valori di riferimento inderogabili, l’effetto del relativismo etico che ha prodotto lo smarrimento contemporaneo, che ha portato ad uno Stato smarrito, Stato è il participio del verbo essere, cioè la materializzazione dell’essere; in una società prona al divenire, che quindi nega l’essere, porta al non senso il concetto di Stato. Infatti, non esiste più lo Stato, ma una sommatoria di clientele nullafacenti, che si autoalimentano e si sfidano per salvaguardare le loro rendite. Anche il famigerato efficiente e super partes sistema creditizio non scherza e contribuisce ad uccidere il futuro; si pensi agli ultimi accordi sindacali nel settore bancario, dove alla faccia del merito e del talento si è deciso che gli occupati in procinto di andare in pensione lasciano il loro posto, con incentivi ad hoc, ai propri figli o figlie. Mancano le elites. Il tarlo egualitarista ha ridotto la scuola a momento di vita obbligato, che produce giovani smotivati senza il senso dell’autorità: i docenti vengono ridicolizzati su youtubem, le scuole saccheggiate dagli studenti, coperti da sedicenti genitori o adulti di riferimento, come insegna Zapatero. Nelle Univeristà conta di più il consiglio di facoltà, quindi i bidelli e i sindacalisti della ricerca, anzi le lauree triennali che dovevano ridurre il numero dei fuori corso sono diventate una fabbrica di produzione di fuori corso. Riscoprire il senso dell’autorità. Non bisogna aver paura di parlare di autorità, come capacità di definire un sistema di riferimento, perché non tutto è lecito e non tutto è buono. Più senso di identità, svenduto e svilito in nome del relativismo, ancora più pericoloso in Paese, che non è mai stato una nazione e con differenze sociali ed economiche ancora troppo ampie tra nord a sud

Carlo Baratta

Circolare n. 181 Anno 7 del 28 Gennaio 2011


domenica 16 gennaio 2011

4 gennaio Il Pontefice incontra gli amministratori locali del Lazio.Il regnante pontefice Benedetto XVI ha recentemente suggerito una serie di obiettivi per la classe politica italiana; tre principi non negoziabili: famiglia, vita, libertà di educazione. Alla cultura dominante ha ricordato che "cellula originaria della società è la famiglia, fondata sul matrimonio tra l’uomo e la donna”. La famiglia è l'ambiente sociale dove i figli apprendono i valori umani e cristiani, che sonoa solidarietà fra le generazioni, il rispetto delle regole, il perdono e l’accoglienza dell’altro. Sbagliano le classi politiche che confondono usanze pagane con innovazioni moderne o che si applicano per "l’approvare forme di unione che snaturano l’essenza e il fine della famiglia, finisce per penalizzare quanti, non senza fatica, si impegnano a vivere legami affettivi stabili, giuridicamente garantiti e pubblicamente riconosciuti". Il regnante pontefice insegna a diffidare dei falsi innovatori che , invece sono tifosi di culture precristiane afferma “"la Chiesa guarda con favore a tutte quelle iniziative che mirano ad educare i giovani a vivere l’amore nella logica del dono di sé, con una visione alta e oblativa della sessualità”. Insomma è ora di caire che la maternità è cosa diversa da una patologi , ma ala contrario è un fatto assolutamente naturale.Il regnante pontefice Benedetto XVI ha recentemente suggerito una serie di obiettivi per la classe politica italiana; tre principi non negoziabili: famiglia, vita, libertà di educazione. Alla cultura dominante ha ricordato che "cellula originaria della società è la famiglia, fondata sul matrimonio tra l’uomo e la donna”. La famiglia è l'ambiente sociale dove i figli apprendono i valori umani e cristiani, che sonoa solidarietà fra le generazioni, il rispetto delle regole, il perdono e l’accoglienza dell’altro. Sbagliano le classi politiche che confondono usanze pagane con innovazioni moderne o che si applicano per "l’approvare forme di unione che snaturano l’essenza e il fine della famiglia, finisce per penalizzare quanti, non senza fatica, si impegnano a vivere legami affettivi stabili, giuridicamente garantiti e pubblicamente riconosciuti". Il regnante pontefice insegna a diffidare dei falsi innovatori che , invece sono tifosi di culture precristiane afferma “"la Chiesa guarda con favore a tutte quelle iniziative che mirano ad educare i giovani a vivere l’amore nella logica del dono di sé, con una visione alta e oblativa della sessualità”. Insomma è ora di caire che la maternità è cosa diversa da una patologi , ma ala contrario è un fatto assolutamente naturale.

mercoledì 8 dicembre 2010

Falsario: modello umano figlio dei princìpi rivoluzionari

Ogni epoca ha il suo modello umano di riferimento, le élite da cercare di imitare. Per quanto riguarda gli antichi regimi monarchici, il pensiero prevalente individua i...n tre classi sociali clero, nobiltà e popolo la struttura sociale. È un errore la nobiltà si componeva di più strati disomogenei. C'erano diversi tipi di nobiltà di spada, di toga e altre ancora, per finire forse con quella di campanile. Inoltre era facile che una famiglia passasse da una classe all'altra: bastava un decreto reale che elevasse una famiglia di condizione plebea alla nobiltà o una decisione del Re o della Giustizia che degradasse qualcuno dalla condizione di nobile a quella di plebeo. Poi è venuta la rivoluzione francese e dall'aristocrazia si è passati ai mercanti e poi ai banchieri. In una società come la nostra, in cui i princìpi di libertà, uguaglianza e fraternità hanno contribuito a formare la struttura dello Stato e anche quella della società, la stratificazione diventa ancora più complessa. La struttura sociale attuale si può paragonare ad un corso d'acqua abbastanza profondo che riceve senza inconvenienti tutti i corsi d'acqua minori che vanno ad alimentarlo lungo il percorso. Essa assomiglia appunto a un fiume che accoglie senza discriminazione, in modo democratico, tutte le sue componenti. Ma questo flusso indiscriminato aumenta talmente la quantità di relazioni e di scambi da non poter più essere controllata, con acque a volte cristalline e a volte inquinate, fino a causare straripamenti, inondazioni e inconvenienti di ogni tipo. Questa società decadente, apparentemente aperta, relativista e fondata su valori deboli e sempre negoziabili ha prodotto un modello sociale di uomo ad essa confacente. L'agire quotidiano, in un ambiente caratterizzato da mancanza di limiti da assenza del senso del Sacro, da criteri di valutazione dell'agire relativi, si pensi al “diritto mite” di G. Zagrebelsky, ha favorito lo sviluppo del falsario: la società occidentale, laica, progressista, scientifica premia i falsari. I falsari producono oggetti che non funzionano, beni tossici, libri falsi, ad esempio il codice Da Vinci, false accuse, vedi Woodcock. Come in altre epoche il comportamento prevalente indica una tendenza sociale, evidenzia la qualità di una certa società. Ma come in tutte le epoche ci sono persone che non si identificano in quella qualità. Il fantomatico progresso che ha liquefatto la tradizione, ha favorito solo scambio di merci, che sono diventate anche esse liquide: da venditori di merci si è passati a venditori di soldi sino agli attuali venditori di false merci taroccate, di debiti. Anzi il processo di falsificazione iniziato con le tesi di Lutero, che come ricorda l'attuale Pontefice, si basavano su cattive traduzioni si è arrivati a negare il vero, con i processi taroccati. Probabilmente stiamo vivendo la fine di un processo sociale. Come affermava de Maistre “gli uomini non sono padroni delle proprie vicende e dei propri accadimenti: ciò è del resto incontrovertibilmente provato dal fatto che, quando la Rivoluzione raggiunse l'apice della tirannide, ci volle poco per rovesciarla; il XVIII secolo si è presentato come rivolta contro Dio, il quale ha punito questo efferato delitto ritirandosi dalla storia, lasciando fare agli uomini.”
La Circolare Spigolosa N.180

mercoledì 24 novembre 2010

CARNE TI CONOSCE LA MIA PANCIA

Pensare a cosa si mangia, qualifica le relazioni con gli altri e sviluppa la conoscenza di sé. Ipertesi o abbuffoni a ciascuno la sua carne. CONSUMO COME MODA - Pensare al consumo come qualcosa di interno significa proporre un'analisi del consumo come <span>attività sociale</span>. Questo vuol dire che gli alimenti vengono acquistati e consumati non soltanto per le loro proprietà intrinseche o per il loro prezzo, ma per il significato che assumono per chi li acquista e li consuma e per l'uso che questi ne intende fare all'interno dei <span>rapporti sociali</span> per lui importanti. Il cibo fa parte di quelle azioni che si compiono sulla base delle <span>aspettative</span> di reazione degli altri, il consumo di prodotti certificati, quali la carne, sta diventando la moda. Per la sociologia con moda si indicano quei fenomeni di tensione tra tendenza alla <span>differenziazione</span> e tendenza al <span>conformismo</span> che provocano il ciclico rinnovarsi degli oggetti, ma anche delle idee o delle parole, utilizzate da un gruppo sociale. La carne, nella storia, ha avuto usi e considerazioni diverse. Cibo indispensabile o alimento da bandire, a seconda delle civiltà delle epoche. Nella preistoria veniva consumata la carne cruda degli animali cacciati, con la scoperta del fuoco si diffuse il consumo di carne alla brace Nell'antica Grecia e a Roma veniva considerata un cibo di lusso e entrava nello stomaco solo dei ricchi. Nel Medioevo nella quotidiana lotta contro la fame la carne rimase a lungo un miraggio. IL CIBO COME ELEMENTO ALCHEMICO - L'uomo, fa parte del corpo organico della Terra, una macchina biologica che riceve, trasforma e trasmette energia. Il processo, per le teorie del pensatore Gurdieff, però avviene in maniera puramente meccanica e automatica. Il consumo anche esperienza, serve per trasformare l'uomo stesso e anche per favorire la sua, auto-conoscenza per fargli capire che un essere unico. Secondo la scuola di Gurdieff la sostanza vivente, vibrazione e radiazione, cioè una nota musicale. L'organismo umano riceve tre tipi di nutrimento: 1) Cibo fisico2) L'aria che respira3) Le impressioni, cioè pensieri, sensazioni, emozioni. Vi è nell'uomo, come nella natura, un continuo processo di trasformazione dalle sostanze più grezze a quelle più fini, che fa si che l'uomo possa essere considerato come un laboratorio alchemico a tre livelli, fisico, emozionale, mentale… COSA ENTRA NELLO STOMACO - Tornando al più semplice ed universale bisogno di cibo consumare carne, serve per avere e mantenere una crescita corretta o per sostituire i tessuti danneggiati e usurati di tutto il corpo. Il consumo di carne cresciuto parecchio in questi ultimi anni, da 60 gr/giorno nel 1950 a 208 nel 2980 fino ai 412 del 2010 (guarda il rapporto della Coldiretti).Si distinguono tipi diversi di carne: Carni rosse: carni suine, ovine, bovine. Carni bianche: pollame, coniglio. La carne è composta dal 75% di acqua, da proteine e grassi, più una certa quantità di sali minerali. Secondo la normativa vigente, la carne bovina va suddivisa in due categorie il vitello (bovino maschio o femmina del peso vivo fino a 220 kg) ed il bovino adulto (tutti gli altri bovini di età peso superiore). La carne suina è commercializzata in due categorie: quella pesante, con più alta percentuale di lipidi destinato alla trasformazione e quella leggera, più magra, utilizzata per il consumo fresco. La carne di maiale garantisce da 18 a 20 grammi di proteine ogni cento grammi, ideale per la griglia dato il basso contenuto di grasso ed anche molto digeribile. La coscia del maiale è la parte più pregiata, ricca di proteine più facilmente assimilabili, presenta anche un buon contenuto in minerali come ferro, zinco, rame, selenio. La carne ovina, che arriva al nostro stomaco, è quella degli animali giovani. Un ovino può essere chiamato agnello fino ad un anno di età, poi diventa pecora o montone a seconda del sesso. La carne dell'agnello da latte, molto delicata, di colore rosa pallido, è tenera e contiene pochi grassi. L'agnello ha caratteristiche simili alla carne bovina, ma è più difficile separare il grasso visibile: la coscia, la spalla e il lombo sono carni magre o semigrasse. Le carni avicole di pollo e tacchino sono le più magre con minor contenuto di colesterolo e acidi grassi. Le carni di pollo e tacchino, inoltre possiedono un buon livello di ferro. Grazie al minore contenuto di sodio e della discreta quantità di potassio, sono carni che possono essere consumate da stomaci di persone ipertese o con scompenso cardiaco. Le carni di pollo e tacchino sono più tenere e più facilmente digeribili rispetto a tutte le altre. La carne cunicola, del coniglio, un alimento ottimo, valida alternativa alla fettina. Ha un buon contenuto proteico, per cui può essere adatta a bambini, adolescenti e anziani. La carne di coniglio consigliata anche a chi soffre di ipercolesterolemia. La carne di cacciagione o quella di selvaggina devono essere refrigerate perché dure e poco saporita e si devono marinare con aceto o vino. Per quanto riguarda le caratteristiche dietetiche e nutrizionali delle carni di cacciagione e selvaggina valgono le considerazioni fatte per le carni avicole e cunicole.(di Carlo Baratta - del 2010-11-24) L'OPINIONISTA