domenica 13 marzo 2011

ppello di Alleanza Cattolica - Unità sì, Risorgimento no

17 marzo 2011: Un manifesto-appello per l’identità nazionale

L’Italia non nasce con l’Unità politica realizzata nel 1861.
Fu invece l’eredità preziosa della civiltà romana e di quella medioevale, animata dalla fede cristiana, a spingere gli italiani a modellare il paesaggio, a costruire cattedrali, a fondare università, a raggiungere i vertici nelle diverse arti e a servire la Cristianità con politici, diplomatici, militari e uomini di cultura. Formando così quella nazione che annovera nei secoli Dante Alighieri, santa Caterina da Siena, san Francesco d’Assisi, Cristoforo Colombo e i molti altri che nelle arti, nella fede, nella cultura l’hanno popolata e resa grande.
Non si pone in questione l’Unità riflettendo sulle molte ferite ancora oggi aperte, nate in conseguenza delle scelte di quanti, in nome dell’ideologia risorgimentale, vollero:
  • sostituire l’ethos tradizionale italiano e cattolico, così evidente nella misconosciuta epopea delle insorgenze antigiacobine e antinapoleoniche, con un laicismo del piccolo o grande patriottismo e dei buoni sentimenti, senza peraltro riuscire a trovare un qualche significativo consenso popolare;
  • costruire uno Stato centralista, sconvolgendo l’«Italia dei campanili» caratterizzata da una grande varietà di forme politiche e da significative forme di autonomia;
  • «rifare gli italiani», disperdendo una parte rilevante delle inestimabili ricchezze spirituali e culturali della nazione e colpendo con particolare violenza il Mezzogiorno, che tanto aveva dato alla storia e alla cultura cattolica italiana ed europea.
In occasione del 150° anniversario della nascita dello Stato italiano, Alleanza Cattolica per perorare anzitutto la causa della verità di fatto e, quindi, per contribuire a sanare tali ferite chiede alle istituzioni nazionali e locali, alle forze politiche, agli intellettuali e agli educatori:
  • di promuovere la riscoperta e la difesa delle radici storiche italiane e dell’identità nazionale nel rispetto delle autonomie locali garantito da un vero federalismo, applicazione conseguente del principio di sussidiarietà;
  • di favorire il raggiungimento di una effettiva «memoria condivisa», per esempio riconoscendo esemplarità ai cattolici che subirono la Rivoluzione italiana, come il beato Pontefice Pio IX, e ai cosiddetti «vinti del Risorgimento», e dignità di «luoghi di memoria» dove si consumarono eccidi e violenze che non sarebbe giusto dimenticare.
Il tutto all’insegna di uno slogan, privo certamente di indispensabili sfumature ma felicemente indicativo di un percorso da intraprendere:  « Unità sì, Risorgimento no ».

venerdì 11 marzo 2011

TRADIZIONE E SOCIETA': LE CENERI

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LE CENERI

  
Nel pomeriggio di Mercoledì 9 marzo, Benedetto XVI e ha imposto le Ceneri. Nell’omelia il Papa è tornato sui tre pilastri della Quaresima: elemosina, preghiera e digiuno, che sono l «tracciato della pedagogia divina».
La Quaresima deve servire per «convertire il nostro cuore verso gli orizzonti della Grazia», trasformando l’apparente tristezza delle rinunce in gioia. La Quaresima è l’itinerario verso la Pasqua del Signore».
Conclude il Santo Padre «un itinerario spirituale che riguarda in profondità gli atteggiamenti della coscienza e suppone un sincero proposito di ravvedimento».

giovedì 24 febbraio 2011

TRADIZIONE E SOCIETA': DE MAISTRE

TRADIZIONE E SOCIETA': DE MAISTRE: "Segnalo questo interessante articolo di Massimo Intovigne La Restaurazione secondo De Maistre Massimo Introvigne (Avvenire, 24.2.2011)..."

DE MAISTRE

Segnalo questo interessante articolo di  Massimo Intovigne
La Restaurazione secondo De Maistre
Massimo Introvigne (Avvenire, 24.2.2011)


L’importante volume di Marc Froidefont, Théologie de Joseph de Maistre, pubblicato nei prestigiosi Classiques Garnier (Parigi 2010), s’inserisce in un ritorno d’interesse per questo autore che ha ormai una dimensione internazionale. Diplomatico al servizio della monarchia sabauda e padre della scuola cattolica detta contro-rivoluzionaria, Joseph de Maistre (1753-1821) è stato studiato soprattutto dalla scienza politica.
Quanto ai cultori del suo pensiero religioso, si sono spesso interrogati sulla pluriennale appartenenza di questo cattolico fervente alla massoneria. Maistre condivide le condanne pontificie, ma le ritiene riferite alle massonerie che complottano contro il trono e l’altare, non alle logge cui appartiene, che semmai operano, sostiene, a favore della Chiesa e della monarchia. Alla massoneria illuminista Maistre pensa di opporre una massoneria “bianca” spiritualista, un tentativo che considera fallito dopo la Rivoluzione francese, abbandonando le logge. Oggi possiamo dire che queste idee di Maistre sulla massoneria erano sbagliate: il metodo massonico è intrinsecamente incompatibile con la fede cattolica. Ma lo possiamo dire sulla base di un Magistero più recente, che ha approfondito il metodo massonico, mentre Maistre aveva a sua disposizione solo sentenze di condanna chiare nel loro dispositivo, ma scarne nelle motivazioni.
Il libro di Froidefont smonta però un mito relativo al pensiero religioso di Maistre, di cui si afferma spesso che è debitore di alcune idee all’ambiente massonico e in particolare al mistico eterodosso Louis-Claude de Saint-Martin (1743-1803). Froidefont spiega che molti testi su Maistre vanno rivisti alla luce delle note di lettura del pensatore sabaudo e degli altri inediti, oggi in parte raccolti presso gli Archivi Dipartimentali della Savoia. Quste fonti dimostrano che molto di quanto è attribuito di solito all’influenza di Saint-Martin deriva da testi patristici e in particolare da Origene (185-254), che Maistre conosce piuttosto bene. Parecchie idee che oggi appaiono inusuali, inoltre, emergono come diffuse in un pensiero teologico oggi dimenticato, quello ortodosso e fedele a Roma del Settecento francese, normalmente conosciuto solo per i suoi autori giansenisti.
Per Froidefont la teologia della storia maistriana riposa su tre momenti. Il primo è quello della creazione dove Maistre, a torto accusato di pessimismo radicale e tra i pochi della sua epoca a leggere direttamente San Tommaso (1225-1274), in polemica con protestanti e giansenisti esalta la natura dell’uomo creato a immagine di Dio e dotato di ragione. Il secondo è quello della caduta, anzi delle tre cadute perché al peccato originale Maistre affianca il Diluvio Universale e la torre di Babele come momenti dove gli uomini, preda dell’orgoglio, perdono parti importanti dei doni e delle ricchezze divine che hanno fino ad allora conservato. Questo cammino di decadenza continua fino ai giorni nostri e diventa la Rivoluzione, un processo plurisecolare di negazione storica di Dio che non si riduce alla Rivoluzione francese. Ma nel frattempo la Redenzione ha offerto la possibilità di vivere in pienezza il terzo momento, il ritorno a Dio.
A un giudizio positivo sullo spirito che animava il Medioevo si accompagna una critica della sua decadenza, dell’assolutismo e dell’illuminismo. Tuttavia la Rivoluzione, che è anche un castigo di Dio, offre copiosamente la possibilità del pentimento e dell’espiazione, che Maistre legge secondo la “reversibilità” per cui le sofferenze dei giusti vanno misteriosamente a vantaggio dell’umanità intera: anch’essa una teoria, precisa Froidefont, che il pensatore sabaudo trae non dall’esoterismo, ma dalla teologia del suo tempo. Più la Rivoluzione è satanica, più la Contro-Rivoluzione ha l’occasione di essere “angelica e divina”.
Maistre attende dopo la fine del processo rivoluzionario (che non identifica con la restaurazione post-napoleonica, per lui appena una pallida ombra della vera Contro-Rivoluzione) un “grande avvenimento religioso”, un “intervento divino che favorisca il successo della religione cattolica”, concepito non in modo millenarista ma come aiuto speciale per il ritorno degli ortodossi e di molti protestanti a Roma. È il Papa, infatti, il centro delle meditazioni di Maistre, il cui trattato Du Pape del 1819 eserciterà un’importante influenza sul Concilio Ecumenico Vaticano I e sulla definizione dell’infallibilità.
La Contro-Rivoluzione non consiste però per Maistre solo nel seguire il Papa nei suoi insegnamenti più solenni, ma nel prenderlo come guida anche per i principi della vita sociale e politica e per il bene supremo delle nazioni. Sono affermazioni in qualche modo profetiche, perché scritte in un’epoca in cui un Magistero pontificio che sistematicamente insegni anche una dottrina sociale ancora non si è manifestato. Ma è in questa “resurrezione del trono pontificio” che Maistre vede, ultimamente, la speranza dell’Europa.

sabato 29 gennaio 2011

L’Uomo moderno smarrito


La vita di coppia non più vincoli di diritti e doveri, ma come lo strappa e vinci. Il tarlo relativista si evidenzia negli ultimi dati ISTAT, relativi alle famiglie italiane, freddamente indicano che è cresciuta sia l’età al primo matrimonio delle donne (30) che degli uomini (32), 4 anni in più dell’età media dei loro genitori. In crescita pure la quota di coloro che fallita un’esperienza matrimoniale ne fanno altre:12,2% (rispetto all’8,3% del 1995), mentre quella dei matrimoni religiosi è in diminuzione (67,6%, era l’80% nel 1995). Cresce la quota di coppie che non scelgono la comunione dei beni (56%) al momento del matrimonio (rispetto al 40,9% del 1995 Oggi anche in Italia, ci sono molte coppie sposate che si separano. Le separazioni legali nel 2004, ultimi dati Istat, sono state 83.179 (erano 52.3232 nel 1995), i divorzi 45.097 (27.038 nel 1995). L’età alla separazione per gli uomini è 43 anni, per le donne è 40 anni; l’età al divorzio è 45 anni per gli uomini e 41 per le donne. Il tasso di separazione è pari a 283 separazioni ogni 100.000 coniugati il numero medio di figli per donna, come rileva l’ISTAT, è 1,3 e da 20 anni l’Italia presenta valori non superiori a 1,4, ma il numero di figli desiderato è molto più alto: 2,1 . Le famiglie di uno o due componenti sono il 53,3% del totale (22.907.000) solo il 6,5% ne ha 5 o più. Crescono le persone sole (in dieci anni passano da 4 milioni 200 mila a 5 milioni 900 mila) e le coppie senza figli (da 4,5 milioni nel 1995-1996 a 5,1 milioni nel 2005-2006). Società debole con legami fluidi. Una società in definitiva, indifferente a fini ed obiettivi di lungo periodo, un magma confuso di emozioni e pulsioni individuali, una “poltiglia di massa”. Un’Italia disillusa, litigiosa, aggressiva, nessuna voglia o capacità di costruire un tessuto sociale positivo, con forme di aggregazione deboli e frammentate. Anche l’ultimo rapporto Censis sulle opinioni e lo stile di vita attuale, segnala le preoccupazioni per il futuro dei nostri connazionali. La vulgata laico-illuminista, scientificamente orientata ha prodotto vuoto esistenziale e coriandoli umani. Dopo anni di egualitarismo urlato, praticato, imposto il Censis ci dice che l’Italia è troppo “appiattita e priva del desiderio necessario per ripartire”. Una società segnata dal vuoto; Sempre il tarlo relativista è la causa di questo vuoto: mancano sia il desiderio che lo spirito attivo, necessari per credere nel futuro. Per potersi liberare del nichilismo sociale, afferma sempre il Censis, bisognerebbe tornare a guardare il futuro in modo più sereno e volitivo. Ma omette di dire che il futuro è, e non può essere altro, che passato , tradizione adattata alle contingenze del momento. Chi non ha passato non ha futuro chi vive solo il presente muore non progetta il futuro. Il lavoro a prescindere. Come ricordano P.Berger e T.Luckmann è l’assenza di un’identità collettiva, di valori di riferimento inderogabili, l’effetto del relativismo etico che ha prodotto lo smarrimento contemporaneo, che ha portato ad uno Stato smarrito, Stato è il participio del verbo essere, cioè la materializzazione dell’essere; in una società prona al divenire, che quindi nega l’essere, porta al non senso il concetto di Stato. Infatti, non esiste più lo Stato, ma una sommatoria di clientele nullafacenti, che si autoalimentano e si sfidano per salvaguardare le loro rendite. Anche il famigerato efficiente e super partes sistema creditizio non scherza e contribuisce ad uccidere il futuro; si pensi agli ultimi accordi sindacali nel settore bancario, dove alla faccia del merito e del talento si è deciso che gli occupati in procinto di andare in pensione lasciano il loro posto, con incentivi ad hoc, ai propri figli o figlie. Mancano le elites. Il tarlo egualitarista ha ridotto la scuola a momento di vita obbligato, che produce giovani smotivati senza il senso dell’autorità: i docenti vengono ridicolizzati su youtubem, le scuole saccheggiate dagli studenti, coperti da sedicenti genitori o adulti di riferimento, come insegna Zapatero. Nelle Univeristà conta di più il consiglio di facoltà, quindi i bidelli e i sindacalisti della ricerca, anzi le lauree triennali che dovevano ridurre il numero dei fuori corso sono diventate una fabbrica di produzione di fuori corso. Riscoprire il senso dell’autorità. Non bisogna aver paura di parlare di autorità, come capacità di definire un sistema di riferimento, perché non tutto è lecito e non tutto è buono. Più senso di identità, svenduto e svilito in nome del relativismo, ancora più pericoloso in Paese, che non è mai stato una nazione e con differenze sociali ed economiche ancora troppo ampie tra nord a sud

Carlo Baratta

Circolare n. 181 Anno 7 del 28 Gennaio 2011


domenica 16 gennaio 2011

4 gennaio Il Pontefice incontra gli amministratori locali del Lazio.Il regnante pontefice Benedetto XVI ha recentemente suggerito una serie di obiettivi per la classe politica italiana; tre principi non negoziabili: famiglia, vita, libertà di educazione. Alla cultura dominante ha ricordato che "cellula originaria della società è la famiglia, fondata sul matrimonio tra l’uomo e la donna”. La famiglia è l'ambiente sociale dove i figli apprendono i valori umani e cristiani, che sonoa solidarietà fra le generazioni, il rispetto delle regole, il perdono e l’accoglienza dell’altro. Sbagliano le classi politiche che confondono usanze pagane con innovazioni moderne o che si applicano per "l’approvare forme di unione che snaturano l’essenza e il fine della famiglia, finisce per penalizzare quanti, non senza fatica, si impegnano a vivere legami affettivi stabili, giuridicamente garantiti e pubblicamente riconosciuti". Il regnante pontefice insegna a diffidare dei falsi innovatori che , invece sono tifosi di culture precristiane afferma “"la Chiesa guarda con favore a tutte quelle iniziative che mirano ad educare i giovani a vivere l’amore nella logica del dono di sé, con una visione alta e oblativa della sessualità”. Insomma è ora di caire che la maternità è cosa diversa da una patologi , ma ala contrario è un fatto assolutamente naturale.Il regnante pontefice Benedetto XVI ha recentemente suggerito una serie di obiettivi per la classe politica italiana; tre principi non negoziabili: famiglia, vita, libertà di educazione. Alla cultura dominante ha ricordato che "cellula originaria della società è la famiglia, fondata sul matrimonio tra l’uomo e la donna”. La famiglia è l'ambiente sociale dove i figli apprendono i valori umani e cristiani, che sonoa solidarietà fra le generazioni, il rispetto delle regole, il perdono e l’accoglienza dell’altro. Sbagliano le classi politiche che confondono usanze pagane con innovazioni moderne o che si applicano per "l’approvare forme di unione che snaturano l’essenza e il fine della famiglia, finisce per penalizzare quanti, non senza fatica, si impegnano a vivere legami affettivi stabili, giuridicamente garantiti e pubblicamente riconosciuti". Il regnante pontefice insegna a diffidare dei falsi innovatori che , invece sono tifosi di culture precristiane afferma “"la Chiesa guarda con favore a tutte quelle iniziative che mirano ad educare i giovani a vivere l’amore nella logica del dono di sé, con una visione alta e oblativa della sessualità”. Insomma è ora di caire che la maternità è cosa diversa da una patologi , ma ala contrario è un fatto assolutamente naturale.